Business Continuity e DIsaster Recovery

Business Continuity e Disaster Recovery: sei davvero pronto a ripartire?

Settembre è tradizionalmente il mese della ripartenza. Tutte le organizzazioni tornano a pieno regime dopo le ferie: si riprendono le attività, si pianificano i progetti e si gettano le basi di nuove sfide.

Ma quanto è solida la capacità della tua azienda di ripartire in qualsiasi circostanza?

Se per i professionisti la pausa estiva è un’occasione per rigenerarsi, per i sistemi informatici un fermo può trasformarsi in una minaccia concreta.

Oggi più che mai le organizzazioni devono misurarsi su eventi inattesi che possono compromettere i processi e generare impatti significativi sul business. È per questo motivo che, quando si definiscono le politiche e le procedure aziendali, si parla sempre più spesso di Business Continuity e Disaster Recovery. 

Ma a cosa si riferiscono? E perché sono cruciali per un’organizzazione?

Se in passato l’interruzione dei servizi poteva sembrare un’eventualità remota, oggi rappresenta una minaccia concreta e reale per tutte le aziende, a prescindere dal settore in cui operano e dalle loro dimensioni. Le organizzazioni, infatti, sono sempre più esposte a importanti rischi, come cyber attacchi, guasti, catastrofi naturali ed errori umani, che possono compromettere la loro operatività.

Le conseguenze? Fermi operativi, disservizi per gli utenti, perdita di dati personali o di informazioni strategiche, danni economici e di immagine.

Perché Business Continuity e Disaster Recovery non sono più opzionali.

In questo scenario, disporre di un piano di Business Continuity e Disaster Recovery non è un’opzione, ma una necessità strategica.

Spesso i due termini vengono utilizzati (erroneamente) come sinonimi, ma cerchiamo di fare chiarezza e comprenderne il significato.

  • Per Business Continuity (BC) si intende la capacità di un’intera azienda di continuare ad essere operativa anche in condizioni critiche. La BC ha l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto delle interruzioni, attraverso procedure, piani di emergenza e misure organizzative che assicurino la continuità dei servizi essenziali.
  • Per Disaster Recovery (DR), invece, si intende il ripristino sicuro e tempestivo di sistemi IT e dati dopo un incidente. Il DR ha l’obiettivo di ripristinare l’accesso a informazioni, applicazioni e infrastrutture tecnologiche nel minor tempo possibile, attraverso strumenti come backup, replica e test di ripristino.

Il Disaster Recovery rappresenta quindi l’elemento tecnico fondamentale a supporto della Business Continuity: senza un piano di DR efficace, la BC non potrebbe essere realmente garantita.

Valutazione del rischio: costruire la resilienza partendo dalla conoscenza dei propri punti deboli.

Come si può evincere, la Business Continuity non riguarda solo la tecnologia: è una visione di business complessiva che coinvolge persone e processi.

Per sviluppare una vera resilienza e assicurarsi la capacità di ripartire a seguito di un’interruzione, un’azienda deve infatti:

  • Conoscere i propri processi aziendali, specialmente quelli “core”, per valutare le conseguenze derivanti da un loro eventuale fermo;
  • Identificare e classificare i propri dati critici, stabilendo priorità di protezione e ripristino: ricorda, non si può proteggere ciò che non si conosce;
  • Analizzare la composizione della propria infrastruttura IT, individuando a quali vulnerabilità è esposta, come sistemi non aggiornati, backup non testati o assenza di monitoraggio proattivo.

Ecco perché, per proteggere la Business Continuity, la valutazione del rischio è il primo step: permette di quantificare il livello di esposizione, stimare l’impatto e individuare in anticipo eventuali azioni di mitigazione.

Quali elementi considerare per progettare un piano di Business Continuity efficace?

Per sviluppare un piano di Business Continuity efficace, capace di garantire il ripristino completo dell’operatività aziendale e allo stesso tempo di ridurre al minimo l’impatto sul business, è fondamentale considerare aspetti organizzativi, tecnologici e procedurali.

In primo luogo, occorre definire il livello di tolleranza del rischio, cioè per quanto tempo un’azienda può permettersi di restare ferma e quanti dati può permettersi di perdere senza conseguenze critiche.

In termini tecnici, questo si traduce nella puntualizzazione del RTO (Recovery Time Objective) e del RPO (Recovery Point Objective).

  • RTO, tempo massimo entro cui un servizio, sistema o processo deve essere ripristinato. Sostanzialmente, indica quanto tempo l’azienda può rimanere ferma prima che l’interruzione diventi insostenibile per il business.
  • RPO, quantità massima di dati che si può perdere senza compromettere il business, misurata in tempo. Sostanzialmente, indica quanto indietro nel tempo è possibile tornare con i dati senza conseguenze critiche.

Per rispettare questi parametri, la strategia di BC deve prevedere soluzioni di Disaster Recovery in grado di proteggere dati, applicazioni e servizi critici, assicurandone la disponibilità in tempi rapidi dopo un’interruzione.

Proteggere i backup: la vera ultima linea di difesa.

Un errore comune è pensare che il backup, una volta creato, sia già una garanzia.

In realtà oggi, i criminali informatici puntano proprio a compromettere o eliminare i backup stessi, per impedire alle aziende di ripartire senza pagare un riscatto.

Per questo è fondamentale:

  • Implementare backup immutabili e air-gapped, che non possono essere modificati né cancellati,
  • Eseguire test periodici sui backup, per verificarne l’integrità e assicurarsi che i dati possa essere ripristinati correttamente in caso di necessità,
  • Assicurarsi di avere sempre a disposizione una o, meglio ancora, più copie di dati, riducendo così il rischio di perdita degli stessi (Un approccio consigliato è quello della Regola del 3-2-1-1-0, best practice Veeam. Se non la conosci, ti invitiamo a dare un’occhiata al nostro articolo Backup: la prima “good practice” per la protezione dei tuoi dati),
  • Adottare un’infrastruttura di backup protetta da Zero Trust, con MFA e accessi privilegiati minimi,
  • Applicare la crittografia dei backup, per impedirne l’uso in caso di furto o esfiltrazione,
  • Utilizzare strumenti di analisi per individuare configurazioni non conformi.
Improvvisazione non fa rima con Business Continuity.

La tecnologia è essenziale, ma non basta. Un piano efficace deve tenere in considerazione il fattore umano. Per questo è necessario preparare ed istruire il personale aziendale in modo che possa reagire prontamente in caso di incidenti.

Come? Stilando delle procedure operative di emergenza e definendo chi-fa-cosa, sia per quanto attiene la gestione tecnica della crisi che per la comunicazione interna ed esterna.

Il plus che Infoteam offre alle aziende: il monitoraggio proattivo.

Il monitoraggio proattivo degli esiti di backup è un elemento fondamentale per contribuire alla continuità operativa del tuo business. Infatti, grazie al monitoraggio continuo previsto dai nostri Servizi Gestiti MSP, possiamo contribuire a rilevare eventuali anomalie prima che diventino dei problemi bloccanti.

Vuoi saperne di più sui nostri Servizi Gestiti MSP? Visita la pagina dedicata.

La continuità operativa non è solo una questione tecnica, ma una vera e propria strategia aziendale.

Avere un piano di Business Continuity e di Disaster Recovery aiuta le aziende a rispondere in modo tempestivo a possibili minacce e a proteggere il valore del business.

Inoltre, le principali normative come GDPR, ISO/IEC 27001 e NIS2, richiedono alle aziende elevati standard per la sicurezza delle informazioni. Garantire la riservatezza, l’integrità e la disponibilità dei dati è un requisito fondamentale per essere compliant, evitare importanti sanzioni e dimostrare affidabilità.

Vuoi sapere se la tua azienda è davvero pronta a ripartire?

Scrivici per una consulenza personalizzata all’indirizzo marketing@infoteamsrl.it.