La cybersecurity è una scelta di Business. Ecco cosa ci dice il Rapporto Clusit 2026.
Il Rapporto Clusit 2026* segna un punto di svolta nello scenario della cybersecurity. Non tanto (o non solo) per la crescita degli attacchi, ma per la loro evoluzione strutturale.
Nel 2025 gli incidenti cyber noti a livello globale sono aumentati del 48,7%, raggiungendo il valore più alto mai registrato. Il dato più rilevante però non è il volume, quanto la gravità. Oggi un terzo degli incidenti rientra nelle categorie più critiche che evidenziano eventi con impatti sistemici e potenzialmente devastanti.
Il punto, quindi, non è più il numero di attacchi, ma la loro capacità di compromettere il business. Non si tratta più di disservizi temporanei, oggi gli attacchi colpiscono continuità operativa, dati, supply chain e reputazione.
In questo scenario la cybersecurity smette di essere un tema IT e diventa una componente strutturale della resilienza aziendale. Capiamo come.
Il cybercrime è diventato un’industria (e colpisce tutti)
Lo scenario delineato dal Rapporto Clusit mostra con chiarezza che il cybercrime è un’ormai un’industria a tutti gli effetti. Nel 2025 quasi il 90% degli incidenti è attribuibile a criminalità informatica, con una crescita costante anno su anno e modelli sempre più organizzati.
Non si tratta più di hacker isolati, ma di un vero e proprio sistema economico organizzato, con logiche di efficienza, specializzazione e scalabilità.
Gli attacchi sono sempre più spesso basati su modelli “as-a-service”, questo significa che anche attori poco sofisticati possono lanciare campagne su larga scala, abbassando drasticamente la soglia di ingresso nel mondo della criminalità informatica.
In un modello industriale, l’obiettivo non è il singolo bersaglio, ma l’efficienza del processo. Questo significa che settori, dimensioni aziendali o livelli di maturità contano meno dell’esposizione complessiva. Configurazioni deboli, identità poco protette o fornitori vulnerabili diventano opportunità replicabili.
In questo contesto, l’intelligenza artificiale agisce da moltiplicatore. Accelera i tempi di preparazione di un attacco, ne aumenta l’efficacia e consente di colpire su scala più ampia. Di fatto, rende industriale qualcosa che prima era artigianale. (A tal proposito, qui parliamo della Readiness necessaria all’introduzione di CoPilot nelle PMI: infoteamsrl.it/preparare-le-pmi-allai-integrata-in-microsoft-365/).
Perché gli attacchi informatici funzionano ancora così bene?
Dal punto di vista tecnico, il Rapporto Clusit evidenzia dinamiche ormai consolidate che continuano a produrre risultati.
Il malware resta la tecnica più diffusa ma crescono in modo significativo gli attacchi basati su elementi molto banali. In particolare nel 2025:
- Gli attacchi basati su vulnerabilità note sono cresciuti del 65%,
- Il phishing e il social engineering del 75%,
- Le campagne massive e multi-target del 96%.
Questi numeri raccontano una realtà precisa: gli attacchi non funzionano perché sono sempre più sofisticati, ma perché riescono a sfruttare debolezze strutturali che persistono nel tempo.
Sistemi non aggiornati, configurazioni errate, gestione non adeguata degli accessi, comportamenti umani prevedibili.
Non siamo di fronte ad un deficit tecnologico, ma ad una difficoltà cronica nel gestire il quotidiano della sicurezza. È qui che si crea lo spazio di manovra per gli attaccanti, molto più che nelle tecniche avanzate.
L’intelligenza artificiale, anche qui, amplifica il fenomeno. Email e contenuti fraudolenti diventano più credibili, più mirati, più difficili da riconoscere. Il risultato è che gli attacchi più efficaci non sono necessariamente i più complessi, ma quelli più facilmente replicabili su larga scala.
Il perimetro non è più la semplice azienda
Oggi il perimetro della sicurezza non coincide più con l’azienda. L’introduzione dell’intelligenza artificiale, la crescente dipendenza dalla supply chain digitale e la centralità delle identità hanno reso il confine della sicurezza più esteso, dinamico e difficile da definire.
L’AI è allo stesso tempo strumento di difesa e acceleratore del rischio, mentre fornitori e servizi terzi ampliano la superficie di attacco.
In ambienti sempre più distribuiti, sono le identità e gli accessi a diventare il vero perimetro da proteggere.
In questo contesto, normative come NIS2, DORA e Cyber Resilience Act non vanno viste solo come obblighi, ma come strumenti atti a strutturare la gestione del rischio.
Cybersecurity oggi dal tema IT alla scelta di Business
Alla luce di questo scenario, la differenza non la fa la tecnologia in sé, ma il modo in cui le aziende affrontano il tema della cybersecurity.
Per le PMI non significa replicare modelli complessi da grande impresa, ma compiere scelte coerenti, sostenibili e integrate nel modo in cui l’azienda opera ogni giorno.
Questo si traduce in alcuni principi chiave che non sono nuovi, ma diventano finalmente centrali:
- Integrare la sicurezza fin dalla progettazione, e non a posteriori,
- Ragionare in termini di rischio, non di strumenti,
- Gestire identità e accessi come asset critici,
- Investire sulla cultura e sulla consapevolezza interna. Il fattore umano, infatti, resta ancora oggi uno dei principali punti di ingresso.
In Infoteam accompagniamo le aziende in un percorso che trasforma la cybersecurity in una strategia strutturata, integrata nei processi, nella governance e nell’operatività quotidiana.
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* Fonte: Rapporto Clusit 2026.